Dai vicoli del Vesuvio ad Harvard e Princeton. Il "giallo vulcanico" di Giovanni Taranto conquista l'America

Il "noir vesuviano" firmato dal giornalista oplontino Giovanni Taranto abbatte definitivamente i confini nazionali e si consacra nei templi della cultura mondiale. Anche "La chianca" (Avagliano Editore), quarta indagine dell'ormai iconico Capitano Giulio Mariani, è stata ufficialmente acquisita dalle biblioteche della Harvard University e dell'Università di Princeton.

L'opera si unisce così ai tre precedenti capitoli della saga — "La fiamma spezzata" (2021), "Requiem sull’ottava nota" (2022) e "Mala fede" (2023) —, già presenti nei cataloghi d'élite delle due prestigiose istituzioni statunitensi, parte del ristretto Research Collections and Preservation Consortium.

Giovanni Taranto giornalista e scrittore

"Sapere che l'intera saga del Capitano Mariani è ora custodita in università che hanno fatto la storia della cultura mondiale mi riempie di un'emozione indescrivibile", ha dichiarato Giovanni Taranto. "È un riconoscimento che va ben oltre la mia persona: lo considero un tributo alla dignità letteraria e sociale del territorio vesuviano. Provo grande gratitudine verso i selezionatori d'oltreoceano e verso i lettori che continuano a seguire questo cammino di impegno civile. Accolgo la notizia considerandolo non un punto d'arrivo, ma uno stimolo a scrivere sempre con lo stesso rigore e rispetto per la verità."

I romanzi di Taranto vengono scelti dai grandi atenei americani per il loro immenso valore documentario e per la capacità di analizzare le dinamiche criminali con uno stile godibile e ironico. Un rigore analitico che l'autore coltiva anche grazie alla sua personale disciplina etica, essendo un Grand Master 8° Dan di Taekwondo.

Questo successo internazionale viaggia in parallelo con i trionfi della critica in Italia. Al Premio PordeNoir l'intera epopea del Capitano Mariani è stata recentemente eletta “Miglior Serie Noir italiana”, celebrata anche da Cecilia Scerbanenco per la sua lingua polifonica simile a un "coro da tragedia greca".

Nell’ambito del Premio Elsa Morante 2026, con "La chianca", Taranto ha vinto la prestigiosa sezione "Nisida". La giuria, presieduta da Dacia Maraini, ha premiato la potenza etica del romanzo, capace di scavare nella drammatica realtà della tratta delle bianche e delle schiave del sesso gestita dalle mafie locali e dell'Est.

La scrittura di Taranto si distingue per la sua forte impronta riabilitativa. Se "Requiem sull’ottava nota" (già Premio Mysstery a Napoli) era diventato un testo cardine per i progetti di lettura con i ragazzi dell’Istituto Penale Minorile di Nisida sul tema del reclutamento dei minori, oggi "La chianca" prosegue questo fondamentale cammino di legalità.

Definito dal direttore artistico del Festival del Giallo di Napoli, Ciro Sabatino, come “...l’erede di Giancarlo Siani nella cronaca, e di Veraldi nella letteratura”, Giovanni Taranto dimostra che il noir contemporaneo può trasformarsi in una grande epopea civile capace di parlare al mondo intero.

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