il sindaco Luca Salvetti, l’assessore a turismo e commercio Rocco Garufo, la direttrice artistica Grazia Di Michele e Adriano Tramonti, coordinatore della Fondazione LEM, organizzatrice della manifestazione hanno presentato la quarantesima edizione della kermesse estiva Effetto Venezia 2025. La rassegna è in programma a Livorno dal 30 luglio al 3 agosto. Dedicherà la sua intera programmazione al tema "Creativa - Quello che le donne ci dicono". Un tributo all'universo femminile in tutte le sue sfaccettature artistiche e professionali, con un calendario ricco di eventi gratuiti che spaziano dalla musica alla danza, dal teatro alle mostre, puntando a bissare il successo del 2024.
Guidata per il secondo anno dalla direttrice artistica Grazia Di Michele, Effetto Venezia 2025 si presenta come un viaggio emozionante attraverso la sensibilità e la forza delle donne, senza escludere il contributo maschile in omaggio a questo tema. “Il programma della rassegna propone personalità e progetti artistici che rivelano modi diversi di essere donna e di raccontare il mondo femminile - spiega Di Michele - Il cartellone prevede artisti che appartengono a differenti generazioni, mette insieme forme espressive diverse, offre testi e linguaggi originali per esprimere l’infinita gamma di emozioni che una donna ‘creativa’ sa comunicare. Cuore della festa – conclude la direttrice artistica - è Piazza del Luogo Pio, al centro della Venezia, il quartiere da cui la kermesse prende nome. Ma sono molte altre le suggestive location della kermesse”.
Kelilah è un monologo teatrale crudo, poetico e profondamente umano, che dà voce a una donna nigeriana sopravvissuta all’infibulazione. Sola in scena, Kelilah si racconta: la sua infanzia in un villaggio, l’educazione ricevuta, il giorno in cui tutto è cambiato, e il lungo cammino verso la consapevolezza e la libertà.
Attraverso parole essenziali ma cariche di significato, lo spettatore è condotto in una realtà spesso taciuta: quella della mutilazione genitale femminile, pratica ancora oggi diffusa in molte parti del mondo. Il monologo si snoda tra ricordi, silenzi e frammenti di vita che si ricompongono in una testimonianza coraggiosa. Non c’è spazio per la retorica: c’è solo la verità di una donna che, con dignità e forza, racconta la propria storia e evoca immagini forti. Kelilah è simbolo di resistenza, di rinascita, di una voce che ha trovato il coraggio di parlare anche per le altre, per tutte coloro che ancora non possono farlo.
Ispirato a storie vere, il testo attraversa il confine tra narrazione individuale e denuncia collettiva, aprendo un varco di empatia e consapevolezza. Kelilah è un atto d’amore verso la vita e verso il diritto di ogni donna di scegliere il proprio destino. Un’esperienza teatrale intima e potente, che non lascia indifferenti e invita il pubblico a guardare, ascoltare, riflettere e, soprattutto, a non dimenticare. Kelilah è libera, ha denunciato, si è ribellata alla morte. Ma non è libera interamente, è immenso frammento di un dolore feroce di milioni di sorelle. Il suo urlo, come il barrito di mamma elefante, invoca l’aiuto di tutta l’umanità.
Ideazione: Andrea Grosso e Stefania Guarracino; Interpretazione: Stefania Guarracino; Crediti: Musiche di Alberto Grosso e Andrea Grosso; Regia di Francesco Mastandrea.
