"Il teatro è un passaggio d'amore tra attori e pubblico". Margherita Fumero all'Ecoteatro di Milano in Sherlock Holmes, Lady Margaret ed il sigillo reale"
Margherita Fumero attrice

"Il teatro è un passaggio d'amore tra attori e pubblico". Margherita Fumero all'Ecoteatro di Milano in Sherlock Holmes, Lady Margaret ed il sigillo reale"

Con Margherita Fumero, attrice e comica che non ha certo bisogno di troppe presentazioni, avendo calcato i palcoscenici teatrali e televisivi per anni con professionalità e tanta passione,  l’inizio dell'intervista è stato spettacolare e vivace come un fuoco d’artificio esploso improvvisamente. Innanzitutto dandoci subito del tu,  e poi parlando di teatro come elisir di lunga vita e fucina di emozioni, di un palcoscenico calcato per ben 60 anni, del passare del tempo che non si avverte se non quando uno specchio sembra volerci fare da memorandum.
 
Per il resto, ciò che resta immutabile, sono l’entusiasmo e la voglia di lavorare. L’occasione del nostro incontro telefonico è il debutto all’Ecoteatro di Milano fino a domenica 22, della commedia “ Sherlock Holmes, Lady Margaret e il sigillo Reale” con protagonisti appunto la Fumero, Mario Bois e Mauro Villata. La regia è di Cristian Messina e le musiche di Angelo Chionna ma nel lavoro interviene una lunga carrellata di attori: da Cristian Messina ad Anna Cuculo, Maria Occhiogrosso, Gina Perrucci, Giorgio Serra, Sergio Catania, Valentina Gabriele, Federico Messina, Federico Sereno e Rebecca Rosso. La rivisitazione in chiave comica ed esilarante del famoso personaggio di Sir Arthur Conan Doyle, prende le mosse proprio dai protagonisti che devono proteggere il sigillo reale da un ladro misterioso e che si troveranno catapultati in una serie di situazioni divertenti. Al centro della storia una casa di riposo per vecchie glorie del mondo dello spettacolo, la Old Artist dove alloggia, insieme ad altri tre ospiti,  lady Margaret, il personaggio interpretato da Margherita Fumero. Colpi di scena e una misteriosa lettera che la Regina Vittoria aveva consegnato proprio a Lady Margaret faranno il resto.
 
Margherita, quella che va in scena oggi all’Ecoteatro di Milano, è una commedia esilarante e piena di colpi di scena. Cosa ti è piaciuto in particolare del testo e del tuo personaggio? Adoro il fatto che sia una commedia ma che abbia anche un intreccio giallo. Il mio personaggio è un'attrice divertente e un po’ smemorata che però sottolinea costantemente di avere una memoria di ferro. È un personaggio con registri opposti che passa velocemente  dal tono elegante a quello più propriamente popolare per poi riacquisire il suo smalto e il suo aplomb. Con lei amo anche improvvisare con la complicità dei miei colleghi e poi mi diverto tanto e questo il pubblico riesce ad avvertirlo chiaramente.  D’altronde il teatro non è altro che questo:  un passaggio di emozioni  tra attore e pubblico, far ridere senza trascendere ma con l’incanto ingenuo e pulito dei bambini. Si ride con il cuore e poi ci si cala nuovamente nella realtà dopo una giusta pausa positiva che consente di affrontare i problemi della vita reale in modo diverso. Il teatro è terapeutico proprio per questo, fa bene a chi lo fa e anche a  chi lo vede.
 
Nella vita reale Margherita si sente più Sherlock Holmes o più Watson? 
Sicuramente Sherlock Holmes ma uno Sherlock un po’ svampito, con la testa tra le nuvole. C’è molto di me nel mio folle personaggio, ormai posso dire che mi sono quasi totalmente identificata con Lady Margaret. L’amore che nutro per lei arriva diretto al pubblico e lei piace nonostante i difetti, nonostante la sua altalenante perdita di memoria ed il  suo accusare gli altri di non essere in grado di ricordare.
La comicità, l’ironia, sono strumenti che aiutano ad affrontare la vita in modo diverso. Ma c’è stato un momento nella tua vita in cui sono stati davvero indispensabili? 
Posso dirti tante volte. Ricordo che, anni fa, dovevo fare uno spettacolo televisivo, ma non volevo partecipare perché mio padre non stava bene. Allora lui mi disse che ero stata io a scegliere questo lavoro e che era troppo comodo farlo soltanto quando tutto andava bene. Aggiunse che, probabilmente, c’era qualcuno che aspettava la mia esibizione e che ne aveva bisogno e che,  per questo motivo,  non potevo privarlo di ciò. Come ripeto spesso, quando si sale sul palco bisogna abbandonare tutto quello che è personale, esibirsi, e poi riprenderlo quando si scende dal palco.
 
Il teatro è contatto diretto con il pubblico, emozione palpabile: tu, dopo tanti anni di esperienza, hai ancora timori, abitudini, riti propiziatori? 
Ma certo! Prima di entrare in scena faccio ridere tutti i miei colleghi perché faccio la danza Maori per darmi la carica ed essere a mille. Macario, con cui ho praticamente iniziato perché è stato il mio insegnante,mi ripeteva sempre che il pubblico lo fai innamorare appena entri sul palco, dopo è già troppo tardi. La scintilla o scocca subito o non scocca più. Mi diceva che era come dire al pubblico un continuo vi amo e che questo messaggio porta poi il  pubblico a ripagare l’attore con lo stesso amore.Anche se si interpreta un personaggio antipatico, ostile, alla fine il pubblico corrisponde all’attore con emozioni ed amore. Il teatro è, ripeto, un passaggio di  emozione e amore tra attore e pubblico e poi tra pubblico ed attore.
 
Cosa ti aspetti dal debutto all’Ecoteatro di Milano? Cosa ti auguri resti al pubblico? 
Di certo non pretendo di lasciare messaggi universali ma di sicuro spero di farli divertire, di far trascorrere loro una serata spensierata e serena anche in un momento magari in cui non va tutto bene. Per ottenere questo risultato bisogna anche essere molto affiatati e la nostra compagnia lo è. Ricorda che se nella compagnia non c’è armonia, per invidia o per altro, il pubblico lo avverte subito. Noi non vediamo l’ora di stare insieme e di divertirci e il successo non è mai del singolo ma sempre corale. Anche nell’ultimo spettacolo di sabato scorso, ognuno degli attori ha ricevuto  un applauso perché il successo è frutto del lavoro di gruppo.
 
Prossimi progetti?
Torneremo in Liguria e poi vedremo cosa accadrà l’anno prossimo e quali saranno i nuovi progetti. Ogni tanto penso che dovrei fermarmi un po’ ma  non riesco, ho sempre bisogno di emozionarmi, di lavorare. I miei amici mi dicono sempre che io non vedo il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, ma che il mio bicchiere è traboccante! Sono un'inguaribile ottimista.
 
Margherita Fumero bambina cosa direbbe oggi alla Margherita Fumero matura? 
Nulla di nuovo, le direbbe le stesse cose perché sto facendo esattamente ciò che desideravo. Guardavo al teatro con ammirazione, lo sognavo e volevo farlo. All’inizio ho cominciato come ballerina, poi a sei anni come cantante ma a Castrocaro fui bocciata, tuttavia mi consigliarono di fare l’attrice. Se si è indirizzati già da bambini verso una passione autentica, il risultato non può che essere positivo. Ho avuto l’opportunità di insegnare in alcune scuole elementari sia recitazione teatrale che per il cinema. Pensa che ancora oggi i miei alunni di allora mi scrivono: addirittura una di loro è diventata una regista e mi ha coinvolta in un suo lavoro. Chi invece ha intrapreso altre strade, mi ringrazia  perché gli ho permesso di conoscere e amare il teatro.
Sono le ultime battute di  un’intervista che è molto più di ciò  che sembra perché è stata un breve viaggio nel cuore di un’entusiasta, di un’artista che ha dato al tempo il ritmo della passione che la anima. Questa sera Margherita Fumero, poco prima di entrare in scena, dietro le quinte, eseguirà la sua danza Maori e, una volta  alzato il sipario, sarà solo amore tra lei e il suo pubblico che le corrisponderà, doverosamente, tutto il calore che merita.
 

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