Il 9 febbraio si celebra la Giornata internazionale per l’epilessia (International Epilepsy Day), evento mondiale celebrato per la prima volta nel 2015 per promuovere la consapevolezza di una malattia neurologica cronica che colpisce molte persone.
L’epilessia è una malattia che interessa il sistema nervoso centrale e si manifesta come un’attività neuronale eccessiva e anomala che genera crisi transitorie e improvvise.
Si stima che nel mondo siano oltre 50 milioni le persone che soffrono di epilessia, di cui circa 600 mila, in Italia.
Nonostante la sua diffusione, questa malattia neurologica è ancora oggetto di stigma nel mondo del lavoro, a scuola, nello sport, nella società.
.L’obiettivo della giornata mondiale per l’epilessia, è proprio quello di cercare di far conoscere questa malattia neurologica e aiutare quanti grandi piccoli, devono ogni giorno convivere con l’insorgere delle crisi epilettiche, cerbando di migliorarae la qualità della loro vita.
Anche quest’anno, all’imbrunire, monumenti e luoghi simbolo delle principali città italiane, come il Colosseo a Roma, s’illuminano di viola, colore simbolo dell’epilessia.
Ed è viola il colore simbolico della campagna di sensibilizzazione 2026 lanciata, in occasione della giornata, da Fondazione LICE - Lega Italiana Contro l’Epilessia, che si svilupperà nel corso dell’anno attraverso una serie di iniziative: dal concorso artistico «Un battito d’ali per il cambiamento» rivolto agli studenti, al cortometraggio «Viola» per parlare di epilessia al grande pubblico, fino all’apertura di uno sportello legale informativo per dare un supporto concreto, in tema di rispetto dei diritti, a chi ha la malattia e ai suoi familiari.
«Pur essendo l’epilessia una delle patologie neurologiche croniche più diffuse a livello globale, gravata spesso da problemi complessi sia diagnostici che terapeutici, le istituzioni investono molto poco sia in ricerca che in assistenza – dice Oriano Mecarelli, presidente Fondazione Epilessia LICE –. I nostri principali obiettivi sono da un lato la raccolta di fondi da destinare ogni anno al supporto di progetti di ricerca clinica e/o sperimentale e, dall’altro, la promozione di iniziative rivolte alla popolazione generale e a specifiche categorie professionali, affinché si riesca in modo significativo a ridurre lo stigma, sia individuale che sociale, che affligge tuttora chi soffre di epilessia».
Le diverse forme della malattia possono avere origine genetica (soprattutto alcune forme più rare), strutturale (tumori cerebrali e malformazioni), disimmune o infiammatoria, mentre in un terzo dei casi la causa dell’epilessia non è identificabile.
Quanto alle terapie farmacologiche esistono due tipi di trattamenti: i farmaci antiepilettici (o anticrisi), utilizzati per prevenire e controllare le crisi epilettiche e un secondo gruppo di terapie che mirano a curare non il sintomo ma la causa della malattia. La terapia più comunemente utilizzata è centrata sulla cura del sintomo, cioè la crisi epilettica provocata da una scarica elettrica anomala a livello della corteccia cerebrale
Al secondo gruppo di terapie appartengono i farmaci per curare la causa della malattia responsabile delle crisi epilettiche. Negli ultimi dieci anni sono state scoperte, per esempio, diverse forme di epilessia autoimmuni: In questo caso è più efficace bloccare il meccanismo che scatena la malattia con farmaci antinfiammatori, come gli steroidi o le immunoglobuline.
