Napoli. Venti allievi concludono il primo corso "Bottega artigiana: sartoria e taglio costume" di Cinecittà e Ministero Cultura

Si è conclusa a Napoli la prima edizione del corso “Bottega artigiana: sartoria e taglio costume”, il corso professionalizzante promosso da Cinecittà e finanziato con fondi PNRR del Ministero della Cultura nell’ambito del programma LuceLabCinecittà. Il progetto è stato realizzato in collaborazione con la Fondazione di Comunità San Gennaro e con l’ente formatore Fondazione CNOS FAP Napoli, Il corso è stato ospitato presso la Fondazione Enrico Isaia, il Don Bosco di Napoli e i locali del progetto La Santissima Community Hub. 

Un percorso di 300 ore di formazione, tra teoria e laboratori pratici, che ha coinvolto 20 allieve, offrendo loro l’opportunità di entrare nel mondo della sartoria per cinema, teatro e spettacolo e di confrontarsi con un mestiere che unisce tradizione artigianale.

L’evento conclusivo si è svolto presso La Santissima Community Hub, in un incontro pubblico moderato da Alessandra De Luca (CNOS FAP), alla presenza di Pasquale Calemme, presidente della Fondazione di Comunità San Gennaro, Don Fabio Bellino, presidente della Fondazione CNOS FAP, Massimiliano Isaia della Fondazione Enrico Isaia, Alessandra Attena, responsabile del progetto La Santissima Community Hub, e delle responsabili della didattica Andrea Iacomino e Anna Giordano, ideatrici del Progetto Itaca.

Durante il corso le partecipanti hanno attraversato la storia del costume teatrale e cinematografico, studiandone stili e tecniche, con un approfondimento sul periodo compreso tra il XVI e gli inizi del XVIII secolo – il Siglo de Oro di Napoli.   Accanto allo studio storico, il cuore del percorso è stato il lavoro di laboratorio: dalla realizzazione dei bozzetti alla costruzione dei cartamodelli, dalle tecniche di drappeggio alla confezione di capi storici, fino alla realizzazione finale di un costume completo. Per molte delle partecipanti il corso ha rappresentato la possibilità di trasformare una passione in una competenza concreta.

“Ho scelto questo corso perché era un’occasione per unire la mia passione per l’abito al mondo del cinema e del teatro, dove il costume ha un forte valore narrativo”, racconta una delle allieve. “È un percorso intenso e impegnativo, ma sta superando le mie aspettative: il lavoro pratico in sartoria mi sta aiutando a migliorare precisione, manualità e sicurezza. Il momento più coinvolgente è il fitting, quando il progetto prende forma sul corpo reale”.

Accanto alle competenze tecniche – taglio storico, sartoria uomo, progettazione del costume – le allieve hanno affrontato anche aspetti specifici dell’industria cinematografica: dallo spoglio del copione alla costruzione dei mood board, dalla ricerca dei materiali alla gestione del budget, fino alle tecniche di sporcatura e invecchiamento dei costumi utilizzate sul set.

Come sottolinea Andrea Iacomino, l’obiettivo principale della Bottega è stato quello di costruire un ponte tra formazione e industria audiovisiva.

“L’idea è trasformare studenti e studentesse di cinema in lavoratori consapevoli della movie industry, conoscendo ruoli, dinamiche e processi produttivi. Quando ho iniziato a fare cinema non ho avuto questa possibilità: ho dovuto imparare sul campo, spesso sbagliando. Qui invece si può apprendere senza la pressione dei tempi velocissimi del set e arrivare più preparati al mondo del lavoro”.

In un’epoca in cui molti saperi artigianali rischiano di scomparire, sperimentazioni come questa assumono anche un valore culturale più ampio poiché rispondono ad un bisogno formativo concreto ma testimoniano anche l’impegno pubblico di investire sul recupero di tradizioni tramandate nel tempo che hanno fatto la storia della creatività della manodopera italiana. 

“Insegnare a cucire significa recuperare la memoria storica del fare sostenibile e ridare visibilità a mestieri che stanno scomparendo”, sottolinea la docente. “La tradizione sartoriale partenopea è riconosciuta in tutto il mondo e rischia di andare perduta se non viene trasmessa alle nuove generazioni”.

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