Obbligo di cinque italiani in campo in serie A. Salviamo il pallone italiano ormai sgonfio. Stadi, TV, Arbitri corresponsabili della rovina Nazionale

Obbligo di cinque italiani in campo in serie A. Salviamo il pallone italiano ormai sgonfio. Stadi, TV, Arbitri corresponsabili della rovina Nazionale

Subito cinque italiani in campo in ogni partita di Serie A. Dopo la terza bocciatura mondiale consecutiva non c'è più un minuto da perdere. Cinque italiani in campo obbligatoriamente in Serie A senza discussioni. Cinque italiani in campo per poter ridare vigore ad una Nazionale mediocre che ormai non riesce più a qualificarsi ai Mondiali neanche se sono diventati a 48 squadre. Una Nazionale ed un calcio che non infiammano più la passione degli italiani, specialmente delle nuove generazioni che il Mondiale non l'hanno mai visto, che si indirizzano su altri sport vincenti.

E' ormai il tempo di decisioni coraggiose ed ineludibili. Dopo due bocciature consecutive, Gabriele Gravina deve dimettersi con tutti gli altri responsabili di questa catastrofe Nazionale. Ci vogliono nuovi dirigenti, nuove idee, nuovi progetti coraggiosi. Altrimenti il calcio italiano è destinato a morire tra le sue mediocri polemiche su VAR ed arbitri, stadi fatiscenti, televisioni e pezzotti, commenti faziosi. 

Le norme dell'Unione europea vietano limiti alla libera circolazione ed al lavoro nei confini comunitari, ma nulla vieta esplicitamente di fissare di parametri tecnici per la composizione delle squadra in campo. In sostanza nessun limite al tesseramento di stranieri, ma cinque italiani in campo sempre nelle partite di Serie A.

Gabriele Gravina Presidente FIGC

L'obbligo dei cinque giocatori italiani in campo cambierà il futuro del calcio italiano. I club saranno costretti ad investire su strutture, personale, programmi per valorizzare i giovani talenti. Un obbligo inderogabile per restituire linfa vitale ad un movimento incapace, salvo qualche rarissima eccezione, di esser protagonista a livello internazionale.

I cinque italiani in campo in Serie A sarebbero il segnale della svolta decisa. Naturalmente non basta. Bisogna nei prossimi dieci anni realizzare un piano stadi serio, proprio nelle ore in cui il nuovo San Siro finisce nel mirino della Magistratura. Bisogna rivedere il rapporto con le tv che hanno fatto diventare la giornata di campionato uno spezzatino indecente; offrono un servizio pessimo, costoso ed opaco nelle condizioni; favoriscono la sperequazione tra i club invece in aumentare la competitività generale. Bisogna riformare in toto il settore arbitrale la cui credibilità è ridotta ai minimi termini. Bisogna rivedere il formato dei campionati con meno partite e più qualità, restituire valore alle regole senza stravolgere le classifiche come avviene dalla Serie C in giù ma anche in serie B nella passata stagione per favorire la Sampdoria.

Il pallone è sgonfio, il calcio è malato. Senza una terapia d'urto e nuovi medici morirà definitivamente.

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