Ravello. All'Hotel Caruso Chi dice Donna dice Dono. Imprenditoria femminile, sapori, lotta alla violenza di genere
Le cose non capitano mai a caso, o meglio,  il caso si diverte a giocare  ma in tutto, o quasi, c’è sempre un disegno, un filo sottilissimo che lega incontri, momenti, date, destini. Quando con la General Manager Iolanda Mansi e con Sabrina Giordano, HR Manager del Caruso,  a Belmond Hotel, abbiamo discusso in fase embrionale della Ditirambo Night  Chi dice Donna dice Dono del 22 luglio, non ci sono stati dubbi, fraintendimenti, remore. Era una cosa da fare, da organizzare pur consapevoli che spesso, parlare di violenza di genere non è soltanto doloroso ma scomodo. Si ha una familiarità ormai purtroppo quotidiana con un argomento che occupa la cronaca con un primato di nomi e numeri che fanno rabbrividire e, nel contempo, si avverte una sorta di reticenza che non è indifferenza, ma comprensibile tristezza.
 
Era insomma necessario completare un appuntamento gioviale per definizione, quello delle Ditirambo Nights, nate per celebrare appunto  le gioie della vita, del territorio e della tavola, giunte ormai alla quarta edizione, con un messaggio di speranza  che doveva arrivare dritto al cuore, toccare, e restare, come una freccia piantata a segno. Quindi ecco l’idea di una serata declinata tutta al femminile, a cominciare dalle aziende vinicole presenti.
Quattro le produttrici, arrivate da diversi punti della Campania, dalle alture e dall’entroterra del Cilento, dal casertano, da Furore, inerpicata fino al cielo: Marisa Cuomo, accompagnata dalla figlia Dorotea,  ha raccontato  della vigna regalatale dal marito Andrea Ferraioli. E’ proprio quel dono a sancire  l’inizio di una vera e propria  leggenda della viticoltura eroica; Teresa Mincione da Caserta, smessi gli abiti dell’avvocato, è scesa in vigna.E’ decisa,  elegante e raffinata come il suo Pallagrello;  Francesca Scairato, una giovanissima produttrice, ha negli occhi e nella vivacità che non la vede ferma un solo istante, la sua  Castel San Lorenzo, il suo Cilento autentico fatto di tavolate tradizionali e di un passito che si assesta sul palato con una forza delicata, si consenta l’ossimoro; Paola De Conciliis e Giovanni Tanu, hanno portato a tavola l’esperienza di una cantina che ha segnato il territorio e la Campania. Sorridenti, sicure di un’esperienza che è soprattutto passione, le produttrici parlano e si raccontano ai presenti, supportate in intenzioni e conoscenza del territorio  dai  due referenti AIS Campania per la Costa d’Amalfi, Antonio Amato e Antonio D’Oro. 
 
E poi ancora ci sono i fusilli che nascono dalle mani abili delle donne di Gioi Cilento e di Felitto, Carmelina, Carla, Paula e Laura,  sotto lo sguardo compiaciuto e attento del Sindaco di Gioi, l’energica Maria Teresa Scarpa, di Giuseppe Scorza, sindaco di Felitto e  di Daniele D'Urso, titolare di Gioie di Pane,  forno di Gioi Cilento.  Ma il momento conviviale e quasi da tavola domenicale, viene arricchito dall’intervento di Marianna Hasson, Presidente delle Kassandre, l’associazione che ha reso la serata un evento unico. Sono in quattro, con lei Alessia, Stella e Irene, tutte componenti del direttivo. Hanno negli occhi la luce di chi è consapevole di avere una missione complessa  da portare a termine ma anche importantissima. Arrivano da Ponticelli. Realtà complessa, realtà in cui la violenza domestica è un ossimoro inaccettabile: la casa dovrebbe essere il luogo in cui sentirsi protetti è scontato, naturale, le umiliazioni, le violenze, arrivano da chi dovrebbe proteggere, un partner che si crede di conoscere a fondo. Le Kassandre, con questo nome che è profezia e destino, raccontano e rappresentano le donne  che spesso non hanno possibilità di denunciare, scappare, di difendersi. Il video che proiettano poco prima della cena a base di  fusilli e dei  4 vini della serata, racconta lo spettacolo realizzato con donne vittime di violenza, donne  di ogni età e provenienza. E ‘ stato portato anche al Teatro Bolivar di Napoli ed  è un pugno nello stomaco: musica mediterranea, talento,  suoni riconoscibili che somigliano a un canto di liberazione  da una schiavitù che non mette catene ma che lascia  lividi, lacrime, disperazione, umiliazione. A chiuderlo una fila di donne di ogni età: sono belle, coraggiose, mai rassegnate, ancora scosse, con la voce che tradisce fratture nel corpo e nel cuore, raccontano come è iniziato il terrore e come chi amavano ha quasi trasformato l’amore in morte.
Quando il video termina, poco prima dell’inizio della cena curata dall’Executive Chef del Caruso , Armando Aristarco con il prezioso supporto del Sous Chef Christian Di Sario, c’è un attimo di silenzio. Perché quello che arriva dopo è fuoco ed emozione, speranza e rabbia. Poi un applauso sentito, non forzato.
No, le cose non succedono mai per caso. E quello spettacolo, quelle voci, continueranno a viaggiare, a dire a raccontare . E' accaduto accanto ad una delle piscine più belle del mondo, al Caruso, a Ravello. Domani ci saranno un altro luogo, un’altra provincia ,un’altra storia, un’altra donna da aiutare, a cui curare lividi e pugni nell’anima, a cui spalancare la porta che era stata sbarrata .
E’ stata una serata di gioia e di sapori al Caruso ma con una marcia in più: il bello fine a sé stesso al Caruso non basta. Il bello deve avere un obiettivo, andare verso una direzione e in quella direzione non ci saranno mai paura, sconfitta.
Perché  fino a quando  due o più donne sapranno abbracciarsi e lottare insieme per un sogno, per emergere, per un progetto, per vivere e  dimostrare di potercela fare anche quando sembra impossibile,  la paura sarà sempre in gabbia.

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